Dorothy Koppelman

 

IL PANNELLO SINISTRO DELLA LEGGENDA
DELLA VERA CROCE

Nella Chiesa di San Francesco in Arezzo:
La Regina di Saba Che Adora il Sacro Legno

di Dorothy Koppelman

Parlando oggi delle magnifiche opere di Piero della Francesca, il principio alla base di tutto ciò che dirò, come avete già ascolto, è il seguente, formulato da Eli Siegel. “Tutta bellezza è l’unire gli opposti e l’unire gli opposti è ciò che cerchiamo per noi stessi.” Sono fiera di dire che ho visto che questo principio è vero per ogni manifestazione artistica, vero circa l’intenzione dell’artista, e vero circa l’effetto che un’opera d’arte ha su di noi. Questo principio ci consente di capire più profondamente il significato dell’arte di Piero, incluso il suo significato per le noste vite oggi.

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Guardiamo ora al pannello che ritrae la Regina di Saba in Adorazione del Sacro Legno. Parlerò della parte sinistra di questo grande pannello in cui vediamo il viaggio della Regina che si reca ad incontrare re Salomone. La leggenda racconta come la nobile regina, arrivando dal sud con il suo seguito, si appresta ad attraversare un ponte di legno, quando in una visione le viene detto che questo è il legno stesso destinato ad essere usato per costruire la croce.

Ascoltando ciò, essa s’inginocchia in venerazione di questo sacro legno, e questo è il momento che Piero dipinse. Qual’è il significato profondo di quest’opera? Io vedo che ogni suo dettaglio si concentra su questi due opposti -- ciò che è in alto e ciò che è in basso, o la fierezza e l’umiltà - opposti cruciali nella vita di ogni persona. Il critico Kenneth Clark scrisse “ della ricerca per i contrari “ di Piero. Ma è il Realismo Estetico che, per la prima volta, dimostra che i contrari che l’artista ricerca e presenta sono quelli che ogni persona spera di comprendere. E le domande che ne sorgono sono: Cosa significa essere veramente fieri nei vari momenti della nostra vita quotidiana? Qual’è la differenza tra la falsa fierezza dell’arroganza e la fierezza autentica? Nel saggio di Eli Siegel “ L’arte, Sì, come Umiltà” egli scrive:

“Umiltà è la volontà di vedere che le cose diverse da noi hanno un significato per noi stessi. Quest’umiltà genera fierezza, perchè la fierezza, alla lunga, deriva dal modo inclusivo e preciso con cui una persona è presa dalla realtà , l’universo che è sotto il proprio naso e l’universo molto lontano da noi . L’arte, essa stessa, è l’umiltà unita alla fierezza.”

Come molte persone una volta consideravo la fierezza in un modo molto diverso. Avevo negli anni acquisito un modo altezzoso di vedere il mondo e la gente. Ritenevo che la mia sensibilità artistica mi rendevo superiore e che pertanto dovevo separarmi dal popolo meschino e volgare attorno a me. E passavo gran parte del mio tempo a guardare dall’alto in basso l’universo che era sotto il mio naso. Volevo vivere in uno studio d’artista disadorno ed avere quello che io consideravo essere la pura vita dell’artista, di una persona complessa e saggia. Ma senza comprenderne il perchè mi rendevo conto che in qualche modo non ero fedele a me stessa. Allora cominciai a studiare il Realismo Estetico in lezioni tenute da Eli Siegel ed imparai che il mio dispiacere con me stessa derivava dal mio stesso disdegno e disprezzo. Ed imparai ciò che ora considero come la conoscenza più preziosa -- che il mio scopo più profondo come artista e come persona è che mi piaccia il modo in cui io vedo il mondo stesso. La mia fierezza verrà, così come Eli Siegel scrisse, dal far sì che le cose abbiano un effetto su di me in “un modo comprensivo e preciso.” Imparando ciò , trovai una nuova coerenza in me stessa e la direzione della mia vita cominciò a cambiare.

Guardando a questo pannello da sinistra a destra, vediamo un contrasto drammatico tra, da un lato quel grande luminoso cavallo bianco che sembra profferire le sue parti posteriori verso di noi. E dall’altro lato, vediamo una regina inginocchiata, avvolta in un colore blu scuro e modesto, con le mani in un gesto di preghiera. Verso il retro del pannello ed al lato del cavallo bianco notiamo il muso di un cavallo nero che digrina i denti con uno sguardo infuriato. Possiamo allora chiederci: quanto la gente associa il potere e l’orgoglio con l’essere arrabbiati - con il mostrare i denti?

Guardate ora i due stallieri, eretti ed ad una certa distanza dalle dame di compagnia e dalla Regina inginocchiata. Che cosa sta succedendo qui? Qual’è l’espressione dello stalliere che ci fronteggia con quel cappello portato disinvoltamente? Notate come l’altro stalliere che ci mostra la schiena posa il suo braccio con tale possessività sul suo cavallo, come se fosse inconsapevole del significato di questo viaggio straordinario? Questi due uomini non sembrano molto interessati anzi sembrano indifferenti - come per dire, “noi siamo superiori a tutto ciò; abbiamo cose più importanti cui pensare?” Non c’è un desiderio in noi di pensare che il nostro orgoglio derivi dall’asserire ciò che possediamo, dal vantarci della nostra magnifica personalità, delle nostre insuperabili abilità -- e non nel vedere il significato di ciò che è al di là di noi? É così semplice non interessarsi di ciò che è intorno a noi, e ognuno può migliorarsi sotto questo aspetto.

Piero è molto interessato negli occhi per dimostrare come uno veda e non veda . J.F. Field Nell’Arte di un Matematico cita Piero che scrive sull’ ”ottica naturale ” e che dice “l’occhio è ciò in cui tutte le cose presentano se stesse”. Credo che Piero volesse dimostrare quanto gli occhi rivelino ciò che una persona - od un animale - percipisce. L’occhio, Eli Siegel scrisse, “è uno astuto strumento di umiltà e signorilità. La vera signorilità, la signorilità dell’arte, sorge dall’umiltà. ” Ma nella vita di tutti i giorni può esserci spesso la falsa signorilità dell’arroganza.

Per esempio, gli occhi del cavallo scuro sono ampi, quasi sporgenti. Il cavallo, parzialmente nascosto, ha occhi che a malapena si notano sopra la gualdrappa rossa. Non vediamo gli occhi del cavallo bianco nè quelli del suo stalliere. Non chiudiamo mai noi gli occhi a ciò che è più importante nel mondo e nelle altre persone o fulminiamo gli altri con i nostri occhi allo scopo di sentirci superiori e di rimanere meschinamente a nostro agio? É quel desiderio lo stesso in questo secolo, come lo era nel secolo quindicesimo che è la causa dell’inumanità che tuttora è tra di noi.

“Il mondo dell’arte dovrebbe mantenere il passo e spiegare di che cosa tratta il mondo della vita .” Ho sentito Eli Siegel pronunciare questa frase in una conferenza del Realismo Estetico sull’Arte in 1956.

Guardate ora al centro di questo pannello dove Piero ha dipinto una persona di bassa statura probabilmente una nana. Perchè l’ha posta in tale posizione chiave? Nel pannello essa è la figura più piccola tra le dame di compagnia - ma anche la più in basso rispetto alle altre. Qual’è la sua espressione? Essa sembra guardare intensamente dove la Regina è in preghiera. É essa fiera o modesta? Essa è entrambe le cose in un bellissimo modo. Piero accentua questo aspetto nel modo in cui dipinge la montagna che si innalza proprio dietro di lei.

E qui anche, tra queste reali dame di compagnia con i loro ornamenti del capo e lunghi strascichi, vediamo un dramma di ciò che è in alto e ciò che è in basso, di fierezza e d’ umiltà. Sebbene queste dame sono di un rango inferiore della Regina, esse sono rappresentate più in alto di lei; i loro strascichi fluenti sono molto più lussuosi del suo; eppure le loro cinture conducono il nostro occhio verso di lei.

La parte bassa degli strascichi è anche un modo di unire i due gruppi, così come lo sono i colori che Piero usa. I rossi e i verdi si complementano e si oppongono. Essi sono negli stallieri e nelle damigelle. E vedete come la gualdrappa rossa sopra il cavallo bianco è bilanciato dal bianco strascico fluente sull’abito rosso della damigella?

É importante che anche qui Piero fa vedere come le damigelle mostrano una attenzione incompleta alla regina cose che le mette in relazione con gli stallieri la cui attenzione è a che essa incompleta.

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Ci sono rapporti drammatici tra ciò che è alto e ciò che è basso nei viandanti e nello spazio di cui essi sono parte, le colline ondeggianti, e gli alberi che si innalzano sopra le colline e mettono in relazione ai due gruppi di figure. Le colline salgono e scendono con una dolcezza che al tempo stesso si contrasta con, e fa riferimento alle forme curve delle figure. Queste colline hanno un colore che le unifica, un marrone che nel suo essere smorzato sembra accentuare l’umiltà. Anche i blu ed i marroni del terreno sono in relazione con i blu tenui appena accennati nel cielo.

Ed ora veniamo, alla figura squisita della Regina inginocchiata. Nella sua modestia di forma e di colore--un curvo triangolo-- la regina è un contrasto entusiasmante alla forma circolare bianca ed acceccante del cavallo nell’estrema sinistra del pannello. In questo momento dell’inginocchiarsi, che cos’è che essa adora--qualcosa di elettrizzante ed ostentato? No, è un rettangolo marrone tridimensionale di legno con venature d’un colore caldo dipinto scientemente. Vediamo le braccia in preghiera della Regina, la loro ombra angolare, l’abito sotto il suo mantello, e le colline e gli alberi dietro di lei, tutto in varie tonalità di marrone. Poi, Piero dipinge un blu più profondo nel suo mantello che il blu tenue del cielo. Qui è un umile esempio di come il mondo da cui tutti noi deriviamo, è in noi. Non sentiamo che dentro questa modestia, c’è grandezza?

Che cosa ci dice ciò sulla nostra vita di tutti i giorni? Una donna davanti al tavolo della sua cucina si appresta a cucinare una patata marrone, vede il suo colore come quello della terra da cui deriva, ed ha un senso di onesta fierezza nella sua percezione. La patata ha gli opposti del mondo in se stessa; sembra un umile, semplice vegetale; eppure sappiamo che può avere varie sorprendenti, deliziose e nutrienti forme. É un oggetto da non disdegnare ma riverire, perchè il mistero della realtà è in essa.

Soffermiamoci ora sulla forma ed il significato della divina testa della Regina di Saba. Ho tenuto una sua riproduzione nella parete del mio studio per almeno 25 anni, e guardandola ho sentito di volere essere come lei. Volevo sentire che ci fosse una relazione logica, benevole e aggraziata tra me ed il mondo. In una conferenza del Realismo Estetico sull’Arte, quando dissi ad Eli Siegel che incontravo difficoltà con la prospettiva nel mio lavoro -- mi parlò di questi opposti di ciò che è in alto e ciò che è in basso. Mi spiegò che quando una persona ha guardato le cose dall’alto in basso allo scopo di elevare se stessa, di disdegnare le cose nel suo fare quotidiano, non si può allora ad un tratto cambiare il nostro scopo, quando si è davanti al cavalletto. Eli Siegel mi chiese se volevo essere capace di guardare in basso con benvolenza. Io dissi di sì, e credo che la Regina di Saba così come essa si inchina sia una lezione visuale su come guardare in basso con benevolenza, con rispetto.

Nel suo saggio Eli Siegel spiega:

“L’artista è più umile di ciò che è abituale, perchè, come artista vuole che le cose abbiano sempre più significato per lui; egli vuole vedere sempre di più.”

Piero mostra questo desiderio di vedere sempre di più, il suo amore di ciò che dipinge è in ogni sua pennellata, nelle forme soffici, armonizzanti eppure solide con cui plasma la Regina attorno alla sua guancia, al suo naso, ai suoi occhi. Mentre studiava la forma degli occhi, egli amava tale forma. Poichè egli l’amava, la studiava ancora di più.

Guardate al collo della Regina - una delle forme più nobili che io abbia mai visto. É forte, pieno, solido e luminoso. Nella sua fermezza, nella chiarezza del suo profilo, e nel suo peso, si piega in avanti con grande umiltà. Guardate le curve del suo mento. É al tempo stesso gentile e solido. Mentre il suo mento si sposta in avanti ed in basso appena un poco, si piega verso l’alto. Come forma, la fierezza è tuttuno con l’umiltà. L’intera testa è così. Questa donna non spinge il suo mento in avanti con una determinazione arrogante, nè si tira indietro sdegnosamente. Questa non è una persona che guarda la gente dall’alto in basso. Ogni linea del profilo della sua testa ha un messaggio rilucente: se tu vuoi rispettare il mondo al di là di te stesso, sarai più capace di unire gli opposti di ciò che è in alto e ciò che è in basso, della fierezza e dell’umiltà.

whole fresco

Che cosa significa per noi ora essere fieri ed umili al tempo stesso? Significa che noi vediamo ciò che è intorno a noi ed in noi in un modo giusto o che ci fa sentire collegati con tutto ciò che è diverso da noi e non separati e sdegnosi. Per esempio, noi qui in questa stanza, abbiamo pensieri, ricordi, preoccupazioni, speranze. Siamo noi come gli altri? Hanno gli altri un’interiorità così profonda e misteriosa come la nostra?

Per me questo lavoro esemplifica queste frasi da “L’Arte, Sì, come Umiltà”.

“L’arte può essere considerata come l’umiltà che ha successo di una persona davanti allo spettacolo dell’esistenza, davanti all’esistenza stessa. L’umiltà che ha successo è fierezza.”

THE LEFT HAND PANEL OF THE LEGEND
OF THE TRUE CROSS

The Queen of Sheba Adoring the Holy Wood
in Arezzo Church of San Francesco

by Dorothy Koppelman

As I speak today about two of the magnificent works of Piero della Francesca, the principle at the basis of all I say, as you just heard, is the following statment by Eli Siegel: “All beauty is a making one of opposites and the making one of opposites is what we are going after in ourselves,” I am proud to say that I’ve seen this principle as true about every instance of art, true about the artist’s intention, and true about the effect of a work of art on ourselves. It enables us to more deeply understand the meaning of Piero’s art, including for our lives today.

Full Panel

Let us look now at the panel depicting the Queen of Sheba Adoring the Holy Wood. I shall discuss the left side of this large panel in which we see the journey of the Queen as she travels to speak to King Solomon. The legend is about how the noble queen, coming from the south with her entourage, is about to cross a bridge, when in a vision she is told that this is the very wood destined to be used to construct the cross. Hearing this, she kneels in veneration of this sacred wood, and this is the moment Piero painted.

Queen Kneeling in Veneration

What is the large meaning of this work? I see every detail of it to be centrally about two opposites--high and low, or pride and humility--opposites crucial in every person’s life. The critic Kenneth Clark wrote of Piero’s “search for contraries.” Meanwhile, it is Aesthetic Realism which, for the first time, shows that the contraries the artist searches for and presents are those every person is hoping to make sense of. And questions that arise are: What does it mean to be truly proud as we go through the moments of our days? What is the difference between the false pride of arrogance, and authentic pride? In Eli Siegel’s essay “Art as, Yes, Humility,” he writes:

Humility is the willingness to see things other than oneself as having meaning for oneself. This humility makes for pride, for pride, in the long run, comes from the comprehensive and accurate way one is affected by reality, the universe that is under one’s nose and far away. Art, itself, is humility at one with pride.

Like most people, I once saw pride in a very different way. I had, over the years, come to a haughty way of seeing the world and people. I felt that, as an artist, I was superior in my sensitivities, and that I had to separate myself from the crass and mundane people around me. And I spent a great deal of time looking down at the universe that was under my nose. I wanted to live in a house with a bare studio and have what I saw as the pure art life of a complex and subtle person. But without my knowing why, I felt I was somehow untrue to myself. Then, I began to study Aesthetic Realism in classes taught by Eli Siegel, and learned that my dislike of myself came from my own scorn and contempt for people. And I learned what I see as the most precious knowledge--that my deepest purpose as artist and person is to like the way I see the world itself. My pride would come, as he wrote, from being affected by things in “a comprehensive and accurate way.” Learning this, I felt a new coherence in myself, and the direction of my life began to change.

whole fresco

As we look at this panel from left to right, we see a dramatic contrast between—on one end—that large, glowing white horse who seems to thrust his hind parts towards us. And on the other end, a kneeling queen in dark and modest blue with hands in a prayerful gesture. Somewhat in back and to the side of this horse, we see the face of a black horse with its teeth bared and a look of fury. And we can ask: How much have people associated power and pride with being angry—baring one’s teeth?

Two Grooms

Look now at the two grooms standing at a distance from the ladies and the kneeling Queen. What is happening here? What is the expression of that groom with the jaunty hat facing us? See how the other groom with his back towards us rests his arm with such possessiveness on his horse, as if unaware of the meaning of this tremendous journey? Do both these men seem not too interested, even dismissive—as if to say, “We’re above all this; we’ve got more important things to think about?” Is there a desire in people to feel our pride comes from asserting what we own, how we can show off, our wonderful personality, our unique abilities--not from seeing the meaning of what’s outside ourselves? It is so easy not to be affected by what’s around us, and everyone can do better here.

Piero is much interested in eyes as showing one sees or does not see. J.F. Field in A Mathematician’s Art quotes Piero as writing on “’natural optics,’ and that ‘the eye is that in which all things present themselves.’” I believe Piero wanted to show how much eyes reveal what a person—or an animal—feels. The eye, Mr. Siegel wrote, “is a most cunning instrument of humility and lordliness. True lordliness, the lordliness of art, has humility as its source.” But in ordinary life, there can often be the false lordliness of arrogance.

closeup two grooms

For example, the eyes of the dark horse are wide, almost bulging. The partly hidden horse has eyes that barely peer over the red blanket. We do not see the eyes of the white horse or those of his groom. One can close one’s eyes to what is most important in the world and in other people—or glare in order to be narrowly comfortable and superior. It is that desire in this century, as it was in the 15th century that is the cause of the inhumanity going on now.

“The world of art is supposed to keep up with and explain what the world of life is about.” I heard Eli Siegel say this in an Aesthetic Realism Art Conference in 1956.

queen with dwarf

Look now at the center of this panel where Piero has painted a small person, likely a dwarf. Why has he placed her in such a pivotal position? She is the smallest figure in the panel among the ladies in waiting--but lower than the others. What is her expression? She seems to be looking intently towards where the Queen is praying. Is she proud or modest? She is beautifully both. Piero accents this in the way he paints the mountain rising so high just in back of her.

And here too, in those tall regal women with their headdresses and long trains, we see a drama of high and low, pride and humility. While these ladies are of a lower rank than the Queen, they stand taller than she; their flowing trains are much more luxurious that hers; yet their horizontal waistbands lead our eye to her.

whole fresco

Those low trains also are a joining of the two groups, as are the colors Piero uses. Reds and greens complement and oppose. They are on the grooms and the ladies. And see how the red blanket on the white horse is balanced by the flowing white train and the red gown of the lady?

closeup of women

It is important that even here, Piero has the ladies in waiting show an incomplete attention to the queen relating them to the grooms in their less than complete attention.

whole fresco

There are dramatic relations of high and low in the travelers and the space they are part of--the rolling hills, and the trees which rise above the hills and relate the two groups of figures. The hills go up and down with a softness that both contrasts with and relates to the curved forms of the figures. These hills have a unifying color, a brown which, in its mutedness seems to accent humility. Even the blues and browns of the ground are related to the soft blues just hinted at in the sky.

kneeling queen

And now we come to the far right of the panel, to the exquisite figure of the kneeling Queen. In her modesty of form and color--a curving triangle--she is a thrilling contrast to the dazzling white circular form of the horse. In this moment of kneeling, what is she worshipping--something dazzling and showy? No, it is a brown three dimensional rectangle of wood with grains of warm color painted so knowingly. We see the praying arms of the Queen, their angular shadow, the gown beneath her cape, and the hills and trees behind her, all in varied shades of brown. Then, Piero paints her cape a deeper blue than the lighter blue of the sky. Here is a humble example of how the world from which we all come, is in us. I feel within this modesty, there is grandeur.

What does this tell us about our everyday lives? A woman standing at a table in her kitchen can prepare to cook a brown potato, see its color is like the earth it comes from, and have a feeling of honest pride in her perception. The potato has the world’s opposites in little; it seems a humble, simple vegetable; yet we know that it can take various surprising, delectable, nourishing forms. It is an object not to be spurned but revered, because the mystery of reality is in it.

bust and head of queen

Let us linger now on the form and meaning of the divine head of the Queen of Sheba. I have had a reproduction of her on my studio wall for at least 25 years, and as I have looked I came to feel I wanted to be like her. I wanted to feel there was a logical, kind, graceful relation between myself and the world. In an Aesthetic Realism Art Conference, when I told Mr. Siegel I was having difficulty in my work about perspective—he spoke to me about these very opposites of high and low. He explained that when a person has looked down on things in order to elevate herself, to scorn things as one goes about one’s everyday life, one cannot just switch your purpose when you’re in front of the easel. Mr. Siegel asked me if I wanted to be able to look down with kindness. I said yes, and I think the Queen of Sheba as she bows is a visual lesson in how to look down with kindness, with respect.

In his essay, Eli Siegel explains:

The artist is more humble than is customary, because, as artist, he wants things to mean more and more to him; he wants to see more and more.

closeup of head

Piero shows his desire to see more and more, his love of what he is painting in every brush stroke, in the soft, blending, and yet firm and sure patterns of modeling around the cheek, the nose, the eyes of the Queen. As he studied the form of the eye he loved it. Because he loved it, he studied it more.

Look at the neck of the Queen--one of the noblest forms I have ever seen. It is strong, full, firm and gleaming. In its firmness, its clarity of outline, and its weight, it is bending forward with great humility. Look at the curves of her chin. It is both gentle and firm. As her chin goes forward and down just a little bit, it also tilts up. As form, pride is at one with humility. The whole head is like that. This woman does not thrust her chin forward in arrogant determination, nor does she draw herself back in a sulky retreat. This is not a person looking down her nose at people. Every line of the contour of her head has a glowing message: if you want to respect the world outside of you, you will be better able to put together the opposites of high and low, pride and humility.

whole fresco

What does it mean for us now to be proud and humble at once? It means that we see what is around us and in us in a way that is fair and has us feel we are related to, not separate and aloof from all that is different from ourselves. For instance, we, here in this room, have thoughts, memories, worries, hopes. Are we like other people--? Do other people have insides as deep and mysterious as our own?

I see this work as exemplifying these sentences from “Art As, Yes, Humility.”

Art can be regarded as the successful humility of
a person before the shows of existence, before existence itself. Successful humility is pride.

 

 





Sections of "The Frescoes of Piero della Francesca:
Their Meaning for People Now,"
were published in the New York Artists Equity journal,
The Artists Proof
, in the Fall, 2008 issue
.

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